MEDITAZIONE

         

NATALE: UN DIO MESSO AL MONDO

 

Nel nostro immaginario occidentale, Natale è sinonimo di intimità. Una casa calda, piena di doni, di musica e di affetti, mentre fuori nevica. E se agli occhi dei credenti questo paesaggio patinato appare troppo laico, un’immagine più da pubblicità che da chiesa, ecco allora che viene inserito Gesù. Lo scenario rimane lo stesso; con l’aggiunta di un personaggio che conferma e accresce il tepore della situazione. Dio viene ingaggiato nel nostro progetto di gustare un po’ di consolazione, entro le calde mura di casa. Il freddo mondo rimane fuori: tanto, sappiamo che non c’è niente da fare in una storia triste e pericolosa. Lasciamo il mondo ai giochi della politica, felici di avere una fede che ci garantisce la consolazione dell’anima. Il nostro Natale cristiano mette in scena Dio, l’anima e basta. Una festa dall’orizzonte piccolo, nel quale si trova a suo agio quel mercato che spegne le domande e riempie le vite di oggetti (morbidi, per l’occasione!).

L’evangelista Luca prova a rompere la morsa di questo ristretto orizzonte, dove tutto gira intorno a noi, ai nostri desideri individuali; e ci narra di un Natale che avviene in una storia mortale. Dove le persone devono fare i conti con i decreti degli imperatori, ed i più poveri sono costretti ad emigrare, sognando una casa che non troveranno. Una storia che ad alcuni assicura felicità e ad altri dice che non c’è posto per loro. Siamo onesti: questo racconto di Luca non ci piace tanto. Ci lascia delusi e perplessi: noi aspettavamo consolazione e l’evangelista semina inquietudine. Ci affascina di più la narrazione dei media, piena di gente sorridente, di cuoricini e angioletti. Almeno a Natale!

E dunque, che fare? Smettiamo di leggere Luca? O al contrario, smettiamo di desiderare un po’ di tranquillità, in nome dell’impegnativo programma evangelico? Vi confesso che non so risolvere facilmente il dilemma. Non penso sia giusto demonizzare quel desiderio di consolazione, che ci abita. E allo stesso tempo, non possiamo non ascoltare la voce narrante di Luca, che ci parla di come Gesù sia venuto al mondo, come vita minuscola in mezzo alla povera gente. Sento l’urgenza di vivere una fede che non perda il mondo. Ma che lo faccia senza creare sensi di colpa, senza mettere a tacere i legittimi desideri del nostro pur piccolo “io”. Quadratura del cerchio, ad opera di cristiani che, in fondo, stanno bene e nemmeno si rendono conto delle fatiche che altri vivono? Forse. Ma la sapienza biblica ci insegna a non mettere in opposizione troppo in fretta esigenze che, a prima vista, risultano opposte, inconciliabili. A non contrapporre l’interno e l’esterno, la cura di sé e la cura del mondo. A fare di un’intimità felice la sorgente a cui attingere per spendersi fuori casa, con chi quella felicità non l’ha mai assaporata. Se ti prepari a vivere un Natale in cui star bene con i tuoi, decidi anche di compiere un gesto di attenzione per gli altri. Cioè, ama il tuo prossimo come ami te stesso. Sii un pastore che cura il suo gregge, ma che sa anche lasciarlo per andare a vedere cosa succede a Betlemme, a Lugano, tra chi non abita le nostre belle case ma giace nelle stalle. Almeno, tenta! Nella misura delle tue possibilità, secondo la tua personale creatività, discernendo la chiamata che Dio ti rivolge.

E mentre dai gloria al Dio dei cieli, che viene a condividere la nostra sorte, non smettere di operare perché l’umanità da Lui amata possa gustare sulla terra la pace.

Buon Natale!

Past.Angelo Reginato