MEDITAZIONE

 PASQUA        

Felice come una pasqua! L’avete sentita, qualche volta, questa espressione, usata per indicare una persona molto contenta? Noi, però, non riusciamo ad essere del tutto felici, a Pasqua. Un po’ perché il Risorto è quel povero Cristo, messo in croce dall’umanità che Lui ha tanto amato. Un po’ perché questo nostro mondo – ma forse è sempre stato così… – fa di tutto per rendere incredibile l’annuncio di una vita più forte della morte. I sepolcri si moltiplicano e rimangono ben sigillati. E poi, quest’anno – ironia della sorte – Pasqua cade proprio il primo di aprile, da sempre giornata di scherzi!
Cosa dobbiamo pensare: che il cuore della fede cristiana è come un pesce d’aprile? Che l’umanità è incapace di amare la vita e continuerà a seminare morte? E che, quindi, la resurrezione non è che un’illusione, una speranza destinata ad arrendersi di fronte all’evidenza?
Non viviamo tempi che ci spingono a sperare. Ci sembra che niente tenga. E che l’umanità sia ancora quella della pietra e della fionda. Violenta, spietata. Come dice il poeta:

T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora

E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata. (S. Quasimodo)

L’evangelista Luca, però, proprio mentre descrive questa umanità che si accanisce contro Gesù, ci dice che non bisogna fare di ogni erba un fascio. Che non è proprio vero che tutti sono spietati. E che anche quelli che lo sono, possono cambiare. Luca, infatti, prova a gettare uno sguardo comprensivo su questa umanità che ha crocifisso Gesù. Nel suo racconto della passione è come se volesse scusare i presenti. Non è tanto Giuda a tradire Gesù ma Satana, che è entrato in lui (22,3). La folla e le donne che accompagnano Gesù verso il Golgota non lo insultano ma piangono per lui (23,26s), si battono il petto (23,48). Uno dei due malfattori crocifissi insieme a Gesù si pente del male commesso e prega; a costui Gesù dice: oggi tu sarai con me in paradiso (23,39ss). Lo stesso avviene per Pietro (22,31s), Pilato ed Erode (23,13-15), il centurione romano (23,47), Giuseppe d’Arimatea (23,50ss). Per questa umanità Gesù prega: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno (23.34).
Nella scena della morte, Luca vede già all’opera la resurrezione!
E’ vero che la nostra storia continua ad odorare di sangue ingiustamente versato. Ma dove ha abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia; dove sperimentiamo il non-senso, affiora un senso.
Forse, non riusciamo ad essere felici come una pasqua; ma possiamo essere ottimisti perché la morte non è l’unica parola che risuona nella nostra storia.

L’essenza dell’ottimismo non è guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che ogni cosa vada per il verso sbagliato… L’ottimismo è volontà di futuro”. (D. Bonhoeffer)

Luca ci sollecita a maturare questo sguardo. E ripete anche a noi la domanda fatta alle donne che si erano recate al sepolcro:

Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato (24,5s).

La Pasqua non è un pesce d’aprile. Piuttosto, è quel pesce che il Risorto mangia con noi, ancora increduli (24,36ss), per dirci che c’è una vita più forte della morte e che noi siamo chiamati ad alimentare questa speranza. Il cristiano è l’avversario dell’assurdo, è il profeta del senso.

Past.Angelo Reginato