MEDITAZIONE

UN NATALE IN CAMMINO

Per comprendere il senso delle Scritture, senza cadere nella trappola di far dire loro quello che noi desideriamo, si possono percorrere  molte strade. Un modo abbastanza semplice consiste nel mettere a confronto l’idea che ci siamo fatti di un episodio con ciò che effettivamente sta scritto nella Bibbia in proposito. Ovviamente, all’inizio le nostre idee ci sembreranno simili a quello che leggiamo. La tentazione è quella di dire: è così, come dicevo io. Non fermiamoci, però, a questa prima impressione. Come nel gioco del “Trova le differenze”, diamoci del tempo per aguzzare la vista e cogliere i particolari.

I due disegni da confrontare si riferiscono al Natale. Il primo fotografa il nostro immaginario. Per noi, Natale è una festa domestica: si sta insieme, a casa; si respira quel clima che ci fa gustare – almeno una volta all’anno – la bellezza degli affetti familiari. Non è poco, anzi! Ed è proprio “natalizio”: non c’è migliore situazione di una nascita per sentire l’importanza della casa, della famiglia. Di fronte ad una bimba, ad un bimbo appena nati, anche i più duri si stupiscono; e i tanti problemi che ci preoccupano, almeno per un attimo, sono messi a tacere di fronte alla vita che si rinnova. Lo stesso avviene per la nascita di Gesù. E noi ci sentiamo coinvolti con quella famiglia che, pur in mezzo a tante difficoltà, ora gioisce per quel neonato e si sente a casa persino in quell’alloggio di fortuna, rimediato all’ultimo momento. Dunque, nel nostro immaginario, Natale significa casa, affetti, stupore. Ora volgiamo lo sguardo al secondo disegno, quello illustrato dai racconti evangelici. Impossibile non vedere la differenza principale. Sia per Matteo che per Luca – i due evangelisti che narrano la nascita di Gesù – quella nascita non ha nulla di “statico”, di casalingo; tutto è movimento, viaggio. Sembra quasi che Gesù venga partorito in una pausa tra un viaggio e l’altro. Viaggi fisici: quello di Maria incinta, che va a trovare Elisabetta, sua parente; quello di Giuseppe e Maria, che vanno da Nazareth a Betlemme per il censimento; e, dopo la nascita di Gesù, la fuga in Egitto, per scampare al piano criminale di Erode. Non è solo la famiglia di Gesù a muoversi: anche gli altri personaggi del racconto lo fanno. I sapienti che vengono dall’Oriente; i pastori, che custodiscono il gregge nei campi. Una lettura ancora più attenta riesce a vedere, poi, altri viaggi, quelli interiori: vissuti da un uomo che sentiva il mondo crollargli addosso, di fronte alla notizia che la sua amata era incinta di un figlio non suo; e da una ragazza che non pensava esattamente in questi termini il suo futuro.

Ma allora, dove sta il senso del Natale? Nella casa o nella strada? È un festa che ci chiede di fermarci, per assaporare gli affetti; oppure, che ci mette in movimento, che domanda cambiamento? Come nel gioco del trovare le differenze, ci rimaniamo male per non averle viste prima. E ci giustifichiamo dicendo che la differenza era troppo piccola per essere notata, che noi non stiamo a guardare il pelo nell’uovo. Che a Natale l’importante è volersi bene. Giusto! Ma se stiamo al gioco, quella differenza è importante. Non ci dice che il primo disegno, quello del nostro immaginario, è brutto. Ci dice solo che il racconto evangelico desidera aprirci gli occhi su un altro panorama. Smuove il nostro “io”, preoccupato di difendere l’esistente, di giustificarsi, per aprirlo ad altri orizzonti. Oggi, viviamo un tempo di vite spesso bloccate, spaventate, incapaci di aprirsi al futuro e costrette a giocare il brutto gioco del “tutti contro tutti”. Possiamo arrenderci al presente, al “così fan tutti”; oppure, possiamo disporci al viaggio, metterci in discussione, lasciare che la Parola di Dio ci converta. Mossa azzardata? Non dimentichiamoci che, durante un terremoto, il luogo più sicuro è la strada!

Buon Natale a chi non si sente sazio, arrivato  e continua ad interrogarsi sulla vita e sul senso della fede, oggi. La nascita di Gesù sia anche la nostra nascita. Ci smuova, ci apra al cammino, avendo la sua Parola come lampada per i nostri piedi.

Past.Angelo Reginato